Creare un’azienda da zero e realizzare un prototipo di prodotto

Un lungo cammino, da affrontare un passo alla volta

Costruire un modello di business: tutte le imprese nascono da qui.

E da qui prosegue il nostro approfondimento sulla creazione di un’azienda da zero. Di più, creare un’azienda da zero lasciando un lavoro stabile e profittevole.

Oggi parliamo di come costruire un business model, da testare, e verificare. Forse il primo vero passaggio necessario per capire se in mano abbiamo qualcosa che valga la pena approfondire.

Quanto vale un’idea?

Un’idea, di per sé, partorita nella nostra mente, vale zero. É una scatola vuota. Dobbiamo pian piano riempirla: di dati,  di evidenze, di funzionalità tangibili, prima che possa generare profitto, per noi come imprenditori e per i suoi utilizzatori.

Va anche detto che generare idee, pensare a come risolvere problemi in modo inusuale e innovativo, è comunque alla base del processo imprenditoriale.

Ancora una volta non è un cammino a senso unico, in linea retta, ma un percorso a zig-zag e iterativo. Affronto un problema, provo a risolverlo, capisco se la soluzione trovata ha un riscontro su un numero campione di possibili utilizzatori, la espando, e ripeto il processo via via in scala.

Un’altro dogma che voglio smontare subito è l’unicità\originalità delle idee. Con quasi 5 miliardi di persone connesse giornalmente a internet, avere un’idea che nessuno ha ancora avuto prima è virtualmente impossibile, e se nessun’altro sta lavorando al tuo stesso problema, forse semplicemente non hai un mercato.

Quando trovi un’idea che nessuno ha ancora avuto, e ti pare che non ci siano competitor sul mercato per quel segmento:

a) sei un ricercatore scientifico, e in tal caso hai tutta la mia stima e ammirazione

b) stai lavorando su qualcosa che non ha mercato e non interessa a nessuno

Come costruire un modello di business partendo da un’idea?

Vediamo quindi come possiamo generare valide idee che possano aiutarci a costruire un modello di business. Meglio, il nostro modello di business.

Per prima cosa puntiamo sulla quantità, ossia, diventiamo cacciatori seriali di problemi, da affrontare con piglio curioso e sperimentale.

Questo cambierà la nostra percezione delle cose e ci permette di trovare numerosi spunti, su cui poi basare la creazione di un prototipo.

Per fare questo, dobbiamo porci domande in continuazione. Essere osservatori curiosi, entrare nelle scarpe delle altre persone e capire i loro problemi.

E tentare di risolverli.

  • Perché non posso ospitare persone nelle camere extra di casa mia quando non le uso, e fare qualche soldo? (Airbnb)
  • Perché devo aspettare ore per trovare un taxi, o farlo arrivare dall’altro capo della città, quando molte auto nelle vicinanze probabilmente vanno nella stessa direzione? (Uber)
  • Come posso condividere queste centinaia di foto digitale che stanno dormienti sul mio hard-disk? (Flickr)
  • Vorrei avere un blog ma non ho tempo e non sono capace a creare un mio sito internet personale (Blogger, Tumblr)

Sono alcuni esempi, volutamente scelti tra realtà molto note (e abusate), giusto per essere chiari.

Il processo iniziale parte dall’individuazione di un problema, una possibile idea che lo affronti e risolva, e poi il test e la validazione.

Reputo anche fondamentale  “grattare il proprio prurito”, itch your own scratch. Sarebbe difficile per me risolvere un problema che non sento mio. Non conoscerei nel dettaglio il pensiero degli utilizzatori, non saprei come portare un contributo significativo. 

Lo step successivo: costruire il modello di business su carta

Ora che abbiamo trovato uno spunto sul quale ci sembra sensato lavorare, proviamo a realizzare il nostro modello di business, ossia, la relazione che lega noi, il nostro prodotto, il mercato, gli utenti, i flussi di cassa, e infine il valore e profitto che andiamo a generare.

Non voglio qui parlare di profitto unicamente come valore economico. Questo può anche venire successivamente. Dobbiamo avere chiaro però quale sia il beneficio che pensiamo di generare con il nostro prodotto o servizio.

Per fare questo affidiamoci allo strumento più antico e valido che esista: carta e penna.

Al bando elaborate presentazioni, grafici animati, e tutto quanto sia laborioso. Dovremmo fare e rifare molte volte e meglio essere  pratici e pragmatici.

Iniziamo a pensare ai possibili utilizzatori del prodotto, come raggiungerli. Le loro esigenze. Che valore possiamo generare, come può il nostro prodotto durare nel tempo. Sottoponiamo il nostro modello a worst-case scenario e stress test. Non illudiamoci che il mercato ci stia aspettando a braccia aperte, ma anzi, pensiamo a tutto quanto di negativo possa succedere. Tutto quello che riusciamo ad anticipare nella nostra pianificazione e programmazione ci aiuterà poi una volta sul ring.

Ci sono diversi tool e canvas per aiutarci in questa parte: uno su tutti, il Business Model Canvas, che trovi nella nostra guida

Costruiamo il nostro prototipo

Fase tre: iniziamo a costruire. Dobbiamo passare alla parte pratica.

Costruire un modello di business significa innalzare un muro mattone dopo mattone. Con pazienza e perseveranza.

Il prototipo è quello che comunemente viene chiamato MVP, Minum Viable Product . Un MVP è il prodotto con le funzionalità minime per essere comunque funzionale ad essere utilizzato in un processo di testing e validazione.

Un comune errore è quello di  pensare che un MVP sia una qualsiasi fase del Prodotto = zero < MVP < Prodotto Finito. Non è così. Un MVP deve mantenere appunto le funzionalità minime.

Supponiamo che il mio ideale prodotto finito sia un nuovo mezzo di trasporto a energia solare a quattro ruote, con un abitacolo coperto.

Un MVP potrebbe essere un monopattino a energia solare (validiamo la durata delle batterie). Poi uno scooter a energia solare (validiamo la potenza del motore).

Poi un quad a energia solare (validiamo la guidabilità).

Ma un MVP non avrebbe senso fosse, ad esempio, il telaio del nostro mezzo. Perché non è utilizzabile e testabile da un utente. Manca appunto la parte di viabilità.

E adesso? Testiamo, testiamo, testiamo.

Abbiamo trovato il nostro ambito. Abbiamo costruito il nostro modello di business. Abbiamo creato un prototipo. E ora che si fa?

Ora si parte con la prova su strada.

Invitiamo a provare il nostro prodotto quelli che riteniamo siano i possibili utilizzatori. Vediamo, se possibile, come la voce e i rumors si diffondono nell’ambito. Le persone ci scrivono interessante? Gli ossessionati dal tema si fanno vivi, curiosi di provare il nostro prodotto (c.d. early adopters)? Tutti buoni segni, che ci incentivano a lavorare al miglioramento del prodotto in base alle evidenze ricevute.

Anche un feedback negativo è grandemente apprezzabile. “Non funziona perché […]”. Ottimo, sappiamo su cosa lavorare in modo preciso.

Cosa invece dovrebbe farci pensare, è un profondo silenzio. Indifferenza, disinteresse, ok. Meglio cestinare e muoversi su altri campi.

Costruire un modello di business: da che parte iniziare?

In una sola parola: KISS (famoso acronimo nato nel mondo dello sviluppo software e che significa “Keep It Simple Stupid”  o nella versione polite, “Keep It Short and Simple).

Ossia: non ci serve un team di ingegneri, un logo, un sito web di ultima generazione, e neanche ci serve avere un’azienda, partita IVA o qualsiasi tipo di struttura alle spalle. Ci serve solo avere voglia di creare qualcosa da zero. Iniziamo quando possiamo, sera, weekend, pausa pranzo, e mettiamoci al lavoro.

Tutto il resto sarà solo una conseguenza di questi primi step.

Creare un’azienda da zero: la serie

Questo articolo fa parte di una serie di 4 puntate, dedicate a raccontare il percorso che ci ha portato a costituire Aziona, facendo attività di ricerca e sviluppo mentre eravamo tutti dipendenti a tempo indeterminato. Brevi pillole corredata da un video racconto per attraversare le scelte principali e i bivi che ci si trova ad affrontare nel creare un’azienda da zero.

Trovi tutte le puntate qui

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