La tecnologia è ormai matura e le barriere sono ridotte. Eppure il settore fatica a abbracciare con fiducia quella che potrebbe essere una vera rivoluzione.

Facciamo un punto su un’industria che stenta a liberarsi dal peso del passato.

La trasformazione digitale per l’energia è un tema ormai da almeno un lustro sul tavolo di esperti, società di consulenza, compagnie, lobby, e regolatori. Non sono mancati i player che hanno tentato una fuga in avanti, così come non sono mancati i detrattori e gli scettici.
Allo stato dell’arte, nel 2021, ancora però il settore sembra diviso su bollette cartacee, pagamenti con bollettino postale, e l’unica certezza costante del pagamento di bollette poco chiare e foriere di sorprese poco gradite.

“Un processo di Digital Transformation parte con una visione chiara e audace di dove l’azienda vuole andare e di quale valore vuole creare per i propri clienti. Tutto il resto deriva dall’avere quella visione perfettamente chiara di cosa significa avere successo.”

Bill McDermott, CEO SAP

Trasformazione Digitale per l’Energia: le premesse sarebbero ottime

Immaginiamo una industry che:

  • Fa un uso massivo di dati, di entità e provenienza diverse.
  • Basa i suoi processi su una trasformazione e produzione continua di materie prime intangibili ma completamente tracciate e misurabili.
  • La maggioranza della sua forza lavoro arriva dal mondo dell’ingegneria, matematica, fisica.
  • Attira ingenti capitali.
  • Lavora su bisogni primari, con una domanda sostanzialmente anelastica.

Wow! Apparentemente sembra la culla perfetta per la ricerca tecnologica bleeding hedge, innovazione digitale, nascita di nuovi prodotti.

Purtroppo sulla bilancia abbiamo anche:

  • Un settore vecchio, ancorato a modelli di business di inizio secolo, difficili da modificare.
  • Player di grandissimi dimensioni che forti di un contest di ex-monopolio (effettivo o manifesto) non hanno bisogno essere aggressivi sul mercato.
  • Un asset regolatorio estremamente complesso e complicato, riluttante a ogni tentativo di semplificazione.

Quella che sembrava una sfida vinta a tavolino, diventa una logorante partita a scacchi.

In cerca di un eroe

Il settore della mobilità elettrica sarebbe lo stesso senza Tesla? Il mondo ecommerce sarebbe lo stesso senza Amazon? Il settore dello streaming video sarebbe lo stesso senza Netflix? I social network avrebbero lo stesso impatto senza Facebook?

Un grande brand, un digital champion che si sia imposto sul mercato, dimostrando con coraggio la strada da seguire, è in grado di trasformare interi settori.

Purtroppo questo campione, questo eroe digitale manca nel settore energy. La trasformazione digitale per l’energia viene declinata in mille rivoli che sviliscono la forza del messaggio.

Non che manchino i progetti coraggiosi e le applicazioni vincenti, ma ancora non hanno acquisito quella forza per scatenare l’effetto volano.

Trasformazione Digitale per l’Energia: applicazioni

Eppure le applicazioni tecnologiche e digitali per il settore dell’energia sono molte:

  • Modelli predittivi per stimare e ottimizzare pattern di produzione e consumo e il comportamento degli utenti.
  • Sfruttare i dati di consumo dei misuratori 2G per fatturazioni precise e frequenti.
  • Integrazione IoT per monitoraggio e ottimizzazione del consumo domestico.
  • Reti decentralizzate (smartgrid).
  • Integrazioni con EMV e co-generazione (smart storage, storage diffuso).
  • Evoluzione dei touchpoint utente (dashboard invece che bollette, KPIs e analytics per benchmark e statistiche).
  • Digitalizzazione della rete (produzione, distribuzione).
  • Trasformazione dei processi interni (analisi dei dati, creazione di data lake per analisi di dati diversi tra loro).
  • Automazione del customer care (virtual assistant, crm, marketing automation).

La lista potrebbe proseguire. E per altro, potremmo contare su esperti qualificati, e un mercato che esiste (nella sua forma attuale, post liberalizzazione) da oltre dieci anni.

E allora perché non funziona?

Per la nostra esperienza, il problema è ancora l’endemica mancanza di cultura aziendale attorno a processi di trasformazione (non necessariamente digitali e tecnologici, ma in senso lato). Il nemico è ancora “abbiamo sempre fatto così e ha sempre funzionato”.

Focus sulla tecnologia invece che sul risultato:

Quando senti parlare nella stessa frase di blockchain, intelligenza artificiale, machine learning, beh, inizia a preoccuparti. L’uso della tecnologia fine a sé stessa è spesso un costoso tentativo di inseguire un trend, senza averlo capito e senza sapere come estrarre valore da esso.

Non risolvere problemi reali o significativi:

Ai nostri clienti non interessa se impieghiamo cinque minuti o cinque ore a fare un’attività (ovviamente fino a che non impatta sulla loro esperienza).

Per quanto sia necessario rendere snelli e efficienti i processi aziendali (fedeli a KISS OHIO DRY  – Keep It Simple Stupid, Only Handle It Once, Don’t Repeat Yourself), la vera svolta per generare profitti la abbiamo quando forniamo risolviamo un problema per i nostri utenti.

Quindi parliamo con loro, interagiamo con la nostra customer base, recepiamo i loro bisogni e troviamo delle risposte.

A questo proposito, ricordiamo che la soluzione deve arrivare da noi. Non chiediamo ai nostri clienti “cosa vuoi, di cosa hai bisogno” ma chiediamogli “cosa non ti fa dormire la notte”. La soluzione spetta a noi, non a loro.

Trascurare il Technical Debt:

Fareste un lavoro di restauro di un’abitazione partendo dal quinto piano, ma lasciando le fondamenta logore e insicure?

Non credo. Ecco perchè devi preoccuparti di sanare il tuo debito tecnico.

Inutile acquistare un software di ultima generazione e applicarlo a un’infrastruttura tecnologica obsoleta, trascurata, costruita una toppa sull’altra. Se dobbiamo investire, investiamo allora per portare allo stato dell’arte il nostro stack tecnologico attuale, incluso il disegno architetturale, e solo dopo investiamo in licenze e nuovi strumenti.

Puntare alla perfezione:

Il Go-To-Market fa paura. Si, certo, assolutamente. E noi lo sappiamo bene. Ma aspettare di avere il “prodotto perfetto” ti farà solo perdere tempo, soldi e opportunità.

 Se non ti vergogni della prima versione del tuo prodotto significa che l’hai lanciato troppo tardi.

Reid Hoffman, Fondatore di Linkedin

Appena hai una bozza testabile (parliamo sempre di MVP, esatto) diffondilo, ottieni feedback, migliora, e ripeti il tutto. Il lancio di un prodotto è iterativo, non monolitico.

Mollare troppo presto:

Trasformare un business è un processo difficile, lungo, logorante. La tentazione è quella di mollare, ammettendo di aver fatto un errore, e deviare su lidi più sicuri e noti.

Occorre invece tenere duro, spingere attraverso i momenti difficili e essere consistenti.

Se fosse facile, lo farebbero tutti.

Dobbiamo invece essere aggressivi e sempre una spanna sopra i nostri competitor per prosperare in un mercato comunque difficile  e sovrappopolato come quello dell’energia.

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Trasformazione Digitale per l’Energia: come farla funzionare

Giunti a questo punto possiamo stendere una linea guida. Un memo da consultare nei momenti di dubbio, e da condividere prima di iniziare un percorso di trasformazione digitale.

I processi indicati partono dalla settimana uno e indicativamente non devono durare più di tre mesi. Vanno considerati come iterativi fino al raggiungimento del risultato desiderato.

Culture-side:

  • Farsi owner del progetto, non sponsor. Ossia, assumersi la totale e unica responsabilità del progetto e farsene portatore all’interno di tutta l’azienda. Chiarire che non ci saranno colpe se le cose non funzioneranno subito. Dare potere, invece che compiti.
  • Incoraggiare la cultura sperimentale: ricerca, prova, valida.
  • Avere un approccio coraggioso, bold: “abbiamo sempre fatto così”, “rispettiamo le tradizioni” non sono frasi che devono esistere in azienda.
  • Dimostrare il valore del processo: condividere frequentemente insight e learning ottenuti dal processo di trasformazione digitale con tutta l’azienda.
  • Portarsi a bordo stakeholders e persone chiave, ma anche il consenso dell’azienda indipendentemente dai ruoli e gerarchie. Il progetto non è la chimera di pochi ma la visione e sogno di tutti.

Business-side:

  • Analizzare i bisogni e problemi degli utenti\clienti\prospect\persone in target.
  • Immaginare nuove soluzioni a problemi che conosciamo bene e che sentiamo nostri.
  • Disegnare un modello di business – come estriamo valore da quello che stiamo facendo.
  • Creare rapidi e economici MVPs e validarli.

Technical-side:

  • Fare una chiara mappa architetturale e analizzarne punti deboli.
  • Ragionare in ottica make-or-buy per la risoluzione dei gap.
  • Condividere guide e  best practices con i team coinvolti
  • Analizzare frequentemente KPIs e metriche che indichino il buono stato di salute dei sistemi
  • Creare librerie interne per API e funzionalità, strutturati in microservizi: non reinventare la ruota ogni volta ma riutilizza i blocchi di codice in modo funzionale e ottimizzato.

Trasformazione Digitale per l’Energia: i leader che ci piacciono

Siamo giunti alla fine di questa guida per la trasformazione digitale per l’energia.

Ci sono brand che ce l’hanno fatta? Che sono più avanti di altri, in Italia e all’estero? Beh si, un paio di idee le abbiamo. Ecco la nostra lista dei digital players ai quali ispirarsi per trasformare la propria azienda di energia:

Ora tocca a te. Be Bold!

Bene, ci siamo ora tocca a te. Se hai qualche domanda o vuoi confrontarti con Aziona, ovviamente, scrivici 

 

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